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Letteraria

"CASA DI MARE" di Marco BUTICCHI

Edizioni Longanesi

In Casa di mare Marco Buticchi  dipinge il  ritratto commovente ed avventuroso del padre Albino, noto industriale ligure.
Un’esistenza, quella di Albino Buticchi,  eccezionale ma al tempo stesso fragile: un uomo che dal nulla  ebbe modo di creare  un impero economico, salvo poi dissolverlo sotto la spinta incontrollabile delle sue passioni, e di  una in particolare: quella del gioco d’azzardo.
Attraverso la narrazione della vita di un individuo eccezionale come Albino,  emerge in Casa di Mare il quadro di un’Italia che nel dopoguerra risorge dalle macerie provocate dal conflitto e ricostruisce se stessa, un’Italia che conquista il benessere anche grazie allo spirito di iniziativa e l’amore per il rischio di uomini coraggiosi come Albino.
Eroi civili e non belligeranti,  forgiati dalla passione per l’avventura, mai paghi del presente e sempre alla costante ricerca di nuove esperienze: Albino Buticchi nel corso della sua movimentata esistenza ha infatti vestito i panni di petroliere, pilota di formula 1, infine dirigente sportivo: Presidente  dell’A.C. Milan nel 1972, vi rimase fino al dicembre del 1975.
Frequentatore assiduo delle case da gioco, tentò il suicidio nel 1983: si sparò alla testa e perse la vista, rimanendo cieco sino alla morte sopravvenuta alla Spezia nel 2003.

 

Il 20 novembre 2016, alle ore 17:00, ci ritroveremo alla Biblioteca Chiesa Rossa (Via San Domenico Savio n. 3) per un incontro con l’Autore Marco BUTICCHI.

Avremo modo di ascoltare dalla viva voce del figlio, grande ed affermato scrittore contemporaneo, la narrazione della vita del padre, una vita densa di avvenimenti come un romanzo, unica ed eccezionale quanto fragile.

Una vita ricca di emozioni e  successi ma che, nonostante la presenza di affetti familiari, non impedirà comunque ad Albino di tentare il gesto estremo.

Passione del gioco, ludopatia, attaccamento alla vita e fuga da essa, questi i temi sui quali questa storia ci porterà a riflettere.

Nelle pagine iniziali del libro,  non a caso figura una citazione tratta da Albert Camus:

"Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia". (Il mito di Sisifo)

 

Il suicido cui fa cenno  Camus, e richiamato da Buticchi,  non è quello messo in atto in un contesto romantico ed eroico, il suicidio di chi decide cioè di immolare se stesso per uno scopo  determinato e superiore.

Il suicidio cui fa riferimento il filosofo  è quello accompagnato da frasi spesso incredule: "ma era una persona tranquilla", "non avrei mai pensato fosse capace di una cosa del genere", "gli avevo parlato poco prima e sembrava assolutamente tranquillo""chi poteva dirlo…"

E’ il suicidio di chi con irruenza fa entrare nella propria vita  l’Assurdo,  in un atto estremo di assoluto rigetto della propria quotidianità.

Eppure, quali che siano le ragioni filosofiche o le motivazioni psicologiche, che sia una scelta oppure no, un punto appare chiaro ed evidente: la rinuncia alla propria esistenza è un gesto che si accompagna quasi sempre alla sofferenza.
Non è il sorriso che sgorga dal cuore di chi ha deciso che non vale la pena di vivere, ma la lacrima, la lacerazione intima e la sofferenza.
Una sofferenza che accompagnerà Albino Buticchi negli ultimi anni della sua esistenza e che il figlio, nel libro,  narra con toni partecipi e di affetto.

L’affetto e la comprensione di un figlio che, come tutti noi, continua anche da adulto a guardare all’esistenza del  padre con gli occhi del bambino.

Un bambino seduto di fronte ad un gigante i cui  errori, ormai sbiaditi dal tempo,  non hanno   più memoria.

Un gigante di cui rimane soltanto l’affetto unito al rimpianto per una vita che, in uno dei tanti punti di svolta attraverso i quali procede l’esistenza di ogni uomo, forse avrebbe  potuto  prendere una direzione diversa.

Si, perchè si intuisce leggendo la vita di Albino che il corso della vita, anche di quella più avventurosa e “vissuta”, è alla fine legata alla casualità.
Una piccola deviazione, un dettaglio irrisolto, una coincidenza mancata  ed un’intera storia potrebbe essere riscritta.

Forse anche per Albino Buticchi il corso degli eventi avrebbe potuto essere diverso.

Forse.

Il Responsabile della Sezione Letteraria
Valerio Lo Giacco

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